Giovedì, 17 Aprile, 2014 - 12:21

L'Age Management entra nella PA


Giovedì, 16 Gennaio, 2014 - 09:59

Fonte: Handylex.org
Permessi, congedi e pensione anticipata

Nella legge di stabilità ha trovato finalmente soluzione una paradossale situazione già sollevata da HandyLex.org e lesiva per alcuni lavoratori che hanno assistito negli anni familiari con disabilità. Ne ripercorriamo le tappe per isolare al meglio le fattispecie interessate dal “paradosso” normativo che sono relativamente poche. Tutto deriva dalla cosiddetta “riforma” pensionistica Fornero che ha rivisto le regole e i criteri di calcolo pensionistici.
Le principali novità sono state introdotte dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) e dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (convertito con modificazioni dalla Legge 24 febbraio 2012 , n. 14).
Sintetizzando di molto, attualmente vige la “nuova” pensione di vecchiaia e la pensione anticipata. Per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia è necessario disporre di almeno 20 anni di versamenti contributivi e aver raggiunto una determinata età.
Si è partiti dal 2012 fissando limiti di età diversificati fra maschi e femmine, dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi, prevedendo però un aumento progressivo per l’adeguamento all’attesa di vita. Nel 2020 tale limite sarà per tutti (maschi e femmine, pubblici, privati e automi) fissato a 66 anni e 11 mesi.
Per compensare le nuove regole che diventeranno sempre più stringenti e per favorire chi ha iniziato a lavorare in giovane età, la “riforma” ha introdotto la pensione anticipata.
La pensione anticipata viene concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch’essi all’adeguamento alla speranza di vita.
Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.
Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.
La penalizzazione incide sull’ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.
La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l’anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell’anzianità contributiva “derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.
Nel conteggio dei 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i “giorni” di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre “assenze” non sono contemplate.
Non sono, quindi, inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva, fra le altre, le assenze per i permessi mensili previsti dall’articolo 33 della Legge 104/1992 (sia fruiti per l’assistenza a familiari con disabilità che quelli usati dalle stesse persone con disabilità lavoratrici) e i congedi retribuiti per l’assistenza a familiari con grave disabilità (art. 42, Decreto legislativo 151/2001).
Un esempio: il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere – come già detto – i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia.
La legge di stabilità 2014 (il comma 493 ha modificato l'articolo 6, comma 2 quater della Legge 14/2012) ha sanato la situazione paradossale creatasi, escludendo dal calcolo delle penalizzazioni ai fini della pensione anticipata “i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104”.
La formulazione del comma non è delle migliori, poiché i congedi non sono previsti dalla Legge 104/1992 dal Decreto legislativo 151/2001, ma gli intenti del Legislatore sono piuttosto chiari ed evidenti agli Atti della camera.

Martedì, 7 Gennaio, 2014 - 12:06
Come auspicato, nonchè richiesto a gran voce da più parti, il Legislatore ha posto rimedio alla grottesca vicenda della non validità come servizio effettivo ai fini della penalizzazione per le uscite con meno di 62 anni di età. Lo stabilisce il comma 493 della L. 27 dicembre n. 147, la cosiddetta legge di stabilità.

Venerdì, 8 Novembre, 2013 - 14:59

L’art. 4 bis della legge di conversione del D.L. 101/2013 (L. 125 del 30/10/2013) comma 1 stabilisce: "All'articolo 6, comma 2-quater, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, dopo le parole: "guadagni ordinaria" sono aggiunte le seguenti: ", nonche' per la donazione di sangue e di emocomponenti, come previsto dall'articolo 8, comma 1, della legge 21 ottobre 2005, n. 219, e per i congedi parentali di maternita' e paternita' previsti dal testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151".

Una buona notizia per coloro che hanno usufruito di congedi parentali e per i donatori quindi, forse perchè il Legislatore ha pensato che il sangue già lo davano...

 Per quanto attiene al riconoscimento come “giornate effettive di lavoro” dei permessi L.104 nulla da fare, anche se rimane la possibilità di una correzione all’interno della Legge di Stabilità 2014 (se si troverà la copertura finanziaria). Va ricordato infatti che a seguito dell’approvazione della riforma Fornero sulle pensioni, i permessi per congedo parentale e L.104 fruiti dai lavoratori per assistere i familiari con grave disabilità rimangono utili per la maturare il diritto alla pensione, ma non sono validi per evitare la penalizzazione prevista per chi usufruisce di un cosiddetto trattamento di pensione anticipato.

La regola è la seguente: se un lavoratore cessa con un trattamento anticipato si guarda l'età: se ha compiuto 62 anni nessun problema. Se ha meno di 62 anni si vanno a togliere i periodi non effettivemente lavorati dall'anzianità contributiva (che rimane utile ai fini del diritto e del calcolo): se fatta la sottrazione si scende sotto il requisito richiesto (nel 2014, sono richiesti 42 anni e 6 mesi, per gli uomini, e 41 anni e 6 mesi per le donne) è prevista una riduzione dell’importo del trattamento pensionistico per ciascuno dei primi due anni mancanti ai 62 (60 e 61) pari all’1% e sale al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo qualora si scelga di andare in pensione prima dei 60 anni. La legge 14/2012 ha disposto che fino al 31.12.2017 la penalizzazione non si applichi nei confronti di quei lavoratori che maturano il requisito contributivo utilizzando solo contribuzione derivante da “prestazione effettiva di lavoro” ovvero riconducibile (tra quelle figurative) ad una delle seguenti tipologie: congedo di maternità, servizio militare, malattia, infortunio e cassa integrazione guadagni ordinaria a cui si aggiungono i permessi per donazione sangue e per congedo parentale.

Merita una riflessione infine l'efficacia temporale della norma derogatrice, sia la prima (in vigore dal 28/02/2012) che la seconda (in vigore dal 30/10/2013): può una norma estendere retroattivamente la propria efficacia a periodi in cui chi effettuava le assenze oggi considerate "penalizzanti" le credeva valide a tutti gli effetti?


 


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